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Shores Of Hope - Recensione su UndergroundZine

Stealth in una parola hard rock europeo. Si sente tantissimo l’influenza teutonica nelle scelte sonore e vocali; tanto da farmi ricordare in più punti gli Scorpions. Ma andiam per gradi. La band nasce nel 2007, ma è solo nel 2011 che ottiene una lineup stabile e che permette alla band di poter proporsi da live e registrare il materiale che compone questo loro debutto “Shores of hope”. La band, come dicevo poco sopra, è dedita a del classico hard rock, ma va detto che occhieggia pericolosamente alle frange più vicine del metal; per capirci si avvicina pericolosamente a sonorità più pesanti del solo “hard rock” avvicinandosi a sonorità di heavy classico.

Il cd è composto da dieci tracce che permettono di capire l’attitudine e le capacità della band. A livello tecnico buona la prova, nel senso che ottimi i risultati sonori e le scelte di post produzione e di arrangiamenti, ovviamente come sottolineato più volte quello che abbiamo in mano è hard rock con gli stilemi previsti dal genere; quindi nessuna novità o nessuno stravolgimento di sorta. Quindi potrei dire con tranquillità, senza offendere nessuno o senza lasciar spiazzato nessuno che “nulla di nuovo sotto al sole”.
Questo però non sia equivalente a :”non è un bel lavoro”, perché “Shores of hope” è comunque un buon lavoro e dieci tracce di qualità. Unica cosa è che se cercate la novità a tutti i costi o la situazione che debba “stravolgere” il genere non è questo il caso.
“Ozone Fades”, “Guns” (che nel ritornello fa ricordare vagamente un classico dei Motley Crue per ripetere tre volte “Guns” molto simile a “Girls”), “Nuclear Warfare”, “Black Century” e“Uhlans 1915” sono le canzoni che mi hanno colpito di più delle altre nell’ascolto di questo album. Io continuo a dirlo e spero che lo facciate:”ascoltate anche voi il cd in questione e fatevi la vostra personale topsongs list” non solo per poter farvi una vostra personale idea, ma anche perché ne vale la pena.

Concludendo direi, una buona prova d’esordio; rispetto a molte altre proposte musicali hanno una marcia in più, pur restando a “pieno regime” nel genere e senza stravolgerlo. A volte non c’è bisogno di sconvolgere una cosa che funziona da decenni. Certo se si vuole emergere si ha da fare qualche lavoretto in più, ma credo che la band sia nelle possibilità e nelle capacità di poter fare questa svolta ed uscirne dalla “quotidianità” andando oltre e potendo imprimere il proprio sound. Promossi con lode.

Alessandro Schumperlin - Aprile 2014
Voto 80/100
Leggi l'articolo originale a pag. 50-51