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Shores Of Hope - Recensione su Truemetal.it

Nel 2013 il five-piece ha creato il suo primo lavoro discografico autoprodotto, dal titolo “Shores of Hope”, che si fa apprezzare, tra l’altro, per gli accurati confezione ed artwork.
Il full-length mostra una band che, forte di grinta e determinazione da vendere, si mette in luce grazie ad un sound granitico e tagliente, tra hard ed heavy, tutt’altro che resistente alle aperture melodiche ed alle influenze del rock duro contemporaneo.

Guns! Guns! Guns! e The Border, ad esempio, si spingono agevolmente nei territori aspri di un hard rock teso e tagliente dal ritmo non troppo accelerato, ma, almeno nella prima traccia, non privo di un certo umore catchy.
Pure Pharaoh e Rock Beast si connotano come espressioni hard rock, il quale è però qui arricchito da una forte componente melodica che si fa strada tra sferzanti riff di chitarra.
L’elemento armonioso prevale, altresì, in Godspeed, power ballad di buona caratura, melodicamente centrata ed abbellita da un assolo della sei-corde che colpisce nel segno; lo stesso dicasi per Uhlans, 1915,  dall’intro arpeggiata e dallo sviluppo elettrico che disegna una ballata potente, armonica e carica d'elettricità, e per Black Century, slow atmosferico e cupo.
Nella semi-acustica In My Heaven si scorgono influenze southern, mentre, di contro, suoni magmatici e cambi di ritmo caratterizzano Ozone Fades. Il “tiro” dell’hard e dell’heavy travolge, altresì, l’ascoltatore che approcci Nuclear Warfare, uno dei brani che meglio rendono evidente le capacità del basso e delle chitarre.

Con Shores of Hope gli Stealth hanno realizzato un egregio biglietto da visita, comprovando di essere mossi da considerevole energia e competenza vocale, strumentale e compositiva, le quali fanno ben sperare per il futuro di questo combo italiano.

Francesco Maraglino - 31/03/2014
Voto 76/100
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