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Shores Of Hope - Recensione su Roxx Zone

Con una copertina così, non ci si può aspettare che un monolite di metallo fumante! La sorpresa, positiva, è che i ferraresi Stealth propongono una sorta di heavy rock, roccioso e melodico allo stesso tempo.

Il riffing portentoso di “Guns! Guns! Guns!” apre le danze, la voce di Enrico Ghirelli è dotata di una timbrica davvero strana ma affascinante, e il pezzo sembra risentire allo stesso modo dell'influenza della NWOBHM e dell'hard rock anni '80 (formuletta magica su cui è giocato quasi tutto il lavoro). “The Border” ricalca pressappoco la stessa linea mentre “Ozone Fades” (anche singolo e videoclip) si apre ad atmosfere più oscure, tecniche e ispirate, segnando il primo vero colpo di genio del disco. La ballata “Godspeed” lascia prendere fiato, prima che “Nuclear Warfare” esploda letteralmente tutta la sua rabbia mettendo in evidenza la sezione ritmica (Andrea Rambelli al basso e Marcello Danieli dietro le pelli) ed un bridge e ritornello trascinanti, candidandosi seriamente a ricevere la palma del miglior brano del cd. “Pharaoh” e “Black Century” fanno fare il “lavoro sporco” alle chitarre e girano attorno a due ottimi refrain. “ Uhlans, 1915” si avventura su territori più rilassati e ancora una volta mette in luce le doti vocali del frontman. “Rock Beast” tiene fede al suo nome e offre un ottimo esempio di hard rock old school con grandiosi interventi solisti delle chitarre di Matia Catozzi e Luca Occhi, che in generale sfornano una prova di qualità, anche a livello ritmico. L'ultima canzone è un'altra lenta, che gli Stealth sfoggiano con classe ed eleganza. Shores Of Hope è la dimostrazione che non serve inventare niente di originale quando si hanno le capacità per rileggere la storia della musica dura in maniera sensata scrivendo buon materiale. Un plauso anche alla confezione, con un'ottima grafica e tutti i testi nel booklet.

 

Sergio Grossi - 27-03-2014
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