Questo sito (compresi gli strumenti di terze parti utilizzati in esso) si avvale di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Continuando a navigare su questo sito o cliccando sui link al suo interno accetti il servizio e gli stessi cookie.

Shores Of Hope - Recensione su Mondo Metal

Debuttano con "Shores of Hope" i ferraresi Stealth, hard rock band formatasi nel 2007. Dieci tracce che, come vedremo, alternano momenti dal riffing distorto e potente ad altri dalle atmosfere più melodiche.

L'album si apre con la scoppiettante "Guns! Guns! Guns!", un bel mix di ritmiche aggressive e movimentate e distensioni sui refrain. Un pizzico di tetraggine arricchisce il sound di questa prima traccia.
"The Border" è un mid-tempo corposo e sinuoso, avvolgente con le sue spire tentatrici come solo l'hard rock sa regalare.
"Ozone Fades" mette in campo una sinistra atmosfera, partendo cadenzata, e pian piano acquistando ritmo fino al possente e roboante refrain.
Arriva la prima power ballad, la malinconica "Godspeed", dove un toccante arpeggio accompagna una ancor più toccante performance di Enrico, mentre l'esplosione è ben servita nel grintoso ritornello.
Partenza quasi thrash per "Nuclear Warfare", traccia corposa, aggressiva e decisamente trascinante. A metà brano c'è lo stop, poi un giro di basso dà il LA all'assolo rude e stradaiolo, andando poi a chiudere sul refrain dall'impostazione più melodica.
Il vento che soffia apre "Pharaoh", e pochi secondi dopo siamo immersi in sonorità affascinanti (e non di meno inquietanti) e orientaleggianti, che ci avvolgono su un marziale mid-tempo, mentre l'immagine delle imponenti piramidi si staglia davanti a noi. Molto intrigante anche la struttura del refrain, veramente ammaliante.
Le successive "Black Century" e "Uhlans, 1915" ci portano su lidi sì più tranquilli, ma comunque bagnati entrambi da un mare cupo e malinconico; così infatti si presentano gli arpeggi e la successiva "powerizzazione", e non è da meno la sentita prestazione vocale.
Con "Rock Beast" gli Stealth riafferrano le redini dell'hard rock granitico e accattivante, complici chorus e refrain che in questa traccia sono irresistibili, e i numerosi assoli che la costellano.
L'album si chiude con un'ultima ballad, "My Heaven", anch'essa toccante e in chiaro stile Stealth.

In conclusione, bello il lavoro delle chitarre di Matia e Luca, sia in fase ritmica che, quest'ultimo, nei sempre azzeccati assoli; precisi ed efficaci Andrea al basso e Marcello dietro le pelli, a formare un comparto ritmico ricco di groove e mai banale; infine ottima la prestazione di Enrico, con la sua voce carismatica e tagliente.
Sicuramente consigliato a tutti gli amanti del genere, questo bel gruppo è da tenere d'occhio!

Marcello Ferrau - 31/01/2014
Leggi l'Articolo Originale