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Shores Of Hope - Recensione su RockGarage

Prove ed allineamenti e finalmente nel 2013 gli Stealth pubblicano il loro album di debutto dal titolo Shroes Of Hope. Sono davvero pochi i coraggiosi che potrebbero scommettere sull’italianità di questa band: moniker, titolo dell’album, titolo delle tracce, testi e biografia sono tutti in inglese; restano fuori solo i nomi dei componenti della line-up e il “.it” del sito web.

Percepiamo che i ragazzi non si sentono per nulla ispirati dalla scena musicale italiana né vorrebbero ricalcarla. Il sound proposto non a caso è molto americano, un heavy metal a tratti più duri, a tratti più patinato: si passa da un’opener influenzata da certo glam losangelino (non è solo il titolo che ci fa tornare alla mente i fasti legati ai Mötley Crüe ma anche il mood della traccia) fino ad un heavy più centrato come in Uhlans, 1915 con sei corde decise anche se non particolarmente innovative. In generale la potenza c’è e i watt non mancano, ma si respira poca personalità in una band che a conti fatti è sorta da una manciata di anni; in alcuni passaggi si sa già cosa avverrà ben prima del cambio di tempo. L’eccezione è data da Nuclear Warfare che si distingue per un breve passaggio strumentale in cui gli Stealth si lasciano un po’ andare e abbandonano la solita struttura “strofa-ritornello-strofa” uguale in tutte le tracce e anche da Pharaoh brano che presenta un riffing ben studiato e variegato.

Il momento lento che saremo stati sicuri di incontrare nel corso dell’album prende il nome di Godspeed, pezzo che non tradisce del tutto le chitarre elettriche ma che risulta un pò lento e vuoto nelle strofe; stesso copione in Black Century. Nel complesso Shores Of Hope non è un brutto album ma non aggiunge nulla alla scena di appartenenza; da una band emergente potevamo attenderci un po’ più di coraggio, altrimenti che senso ha ascoltare e supportare nuove leve dell’heavy metal?

Marcello Zinno - 14/08/2014
Voto 5,5
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