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Un Fiume di Musica - Intervista

Pubblichiamo con grande piacere l'intervista a cura di Vittorio Formignani sulla rivista "Un Fiume di Musica".

STEALTH: echi, risate e musica da Pontelagoscuro
Come promesso nel precedente numero di “Un Fiume di Musica”, in questo articolo vi proponiamo, cari lettori, l’intervista agli Stealth.

Infatti, dopo averli raggiunti in sala prove e averli sentiti suonare non solo i brani tratti dall’Ep Echoes from a Dark Lake Bridge ma anche dei brani assolutamente nuovi, ho avuto l’opportunità di intervistare tutti i membri dell’attuale formazione, riportata in successione.
Enrico Ghirelli - Voce
Luca Occhi - Chitarra Solista
Matia Catozzi - Chitarra
Andrea Rambelli - Basso
Marcello Danieli - Batteria

Partiamo dal nome della band. A chi è venuto in mente e qual è il suo significato?
Luca Occhi: Il nome è venuto fuori dopo tre ore d’insulti tra me e Marcello su come chiamare il gruppo è uscito Stealth perché...
Marcello Danieli: Rimane, è corto, aggressivo e se vogliamo dire il significato di Stealth: “Invisibile” come le band emergenti, che ci sono ma non le vede nessuno.
Enrico Ghirelli: Ma quando arrivano senti una botta che poi te la ricordi!

Qual è la storia della vostra formazione?
Marcello Danieli: Dipende, se vuoi scrivere un articolo, oppure un libro dato che la storia fin dalla nostra formazione sarebbe troppo lunga, quindi è meglio partire con la biografia di quella attuale!
Luca Occhi: In breve, io, Marcello e poi tutti gli altri.
Andrea Rambelli: A dire la verità la collaborazione tra me e Luca è cominciata quando avevo ancora due gruppi, in uno dei quali cantavo. Sebbene Luca continuasse ad insistere ad andare a sentire il suo gruppo, ero un po’ scettico. Diciamo che, alla fine, la pazienza di Luca ha pagato, nel senso che mi convinse a fare delle prove col suo gruppo e dopo due o tre ore di prove, decisi di entrare a far parte della sua band. Poi ho incontrato Matia ad asciugare i panni in una lavanderia di Pontelagoscuro con sua moglie.
Matia Catozzi: Mi chiese: “ma non hai un gruppo?”
Andre Rambelli: Lui mi rispose che frequentava l’AMF come alunno del corso di chitarra di Roberto Formignani, ma non era ancora riuscito ad avere un suo gruppo. Allora, anche se, al tempo, non serviva un altro chitarrista negli Stealth e sebbene Luca fosse anche abbastanza “territoriale” come chitarrista, gli chiesi se voleva venirci a sentire. Lui venne e ci trovammo benissimo.
Luca Occhi: Anche perché notammo che i pezzi con una seconda chitarra davano molto di più dal punto di vista del suono.
Marcello Danieli: Tra l’altro, sul disco ci sarebbero comunque dovute essere due chitarre.
Andrea Rambelli: Arrivato Matia, ci serviva un cantante. Ne provammo un paio. Poi, tornò Enrico e si appassionò anche lui al progetto che volevamo mettere in piedi. E quindi... eccoci qua!

Per quanto riguarda il genere, provenivate tutti dall’Hard Rock. quando avete messo sula band?
Luca Occhi: Sì, prevalentemente dall’hard rock e dall’heavy metal degli anni dal ’70 al ’90 circa.

Band d’ispirazione, ne avete?
Luca Occhi: Mille! Nel senso che il nostro stile musicale deriva principalmente da ciò che ci piace ascoltare. Tuttavia, non ce n'è una in particolare a cui ci ispiriamo.
Matia Catozzi: Ovviamente, nei pezzi ognuno porta il suo.
Enrico Ghirelli: Il fatto che ognuno ci metta del suo in ogni brano si può sentire anche solo nelle composizioni delle canzoni.
Marcello Danieli: Diciamo che la prassi è questa: Luca, il solista, crea i riff e da lì si costruisce tutto.
Andrea Rambelli: Ultimamente, però, Luca non è più l’unico solista: infatti, adesso anche Matia in alcuni brani si fa interprete della parte solista ed è bello perché i loro stili sono completamente diversi.
Enrico Ghirelli: Questo può essere decisamente un punto di forza, nel senso che la varietà stilistica che c’è tra Matia e Luca aiuta a rendere ancora più vario non solo un brano specifico, ma anche il sound complessivo della band.

E il titolo dell’EP com’è venuto fuori?
Enrico Ghirelli: Diciamo che non sappiamo ancora se l’album completo si chiamerà Echoes from a Dark Lake Bridge perché questo titolo era partito un po’ come una presa in giro: infatti, la traduzione letterale sarebbe “Echi da Pontelagoscuro”.
Luca Occhi: Ce l’hanno messo un po’ in bocca, diciamo.
Marcello Danieli: Infatti, noi volevamo chiamarlo Lost in Hope che è il nome di un pezzo vecchio che sarà compreso in uno dei prossimi album.
Luca Occhi: Io avrei voluto un titolo più aggressivo!
Enrico Ghirelli: Invece, a me, era venuto in mente di chiamare il primo disco “The Last” perché sarebbe l’anagramma di Stealth. Vedi cosa succede a giocare a Ruzzle?
Marcello Danieli: Quindi, una sera faremo una rissa e chi vincerà deciderà il nome dell’album!

Passiamo ora all’ affiatamento. Tra di voi si è creato col tempo oppure c’è stata fin da subito la scintilla d’intesa?
Luca Occhi: Io direi di sì dato che, come generi ed esperienza, eravamo tutti abbastanza sullo stesso piano.

E di presenza scenica ne avete?
Luca Occhi: Ne abbiamo ma dobbiamo migliorare.
Marcello Danieli: Fino ad un certo punto, anche perché il genere non richiama sangue, fuoco e croci! Penso che sia giusto che uno faccia quello che si sente perché, se poi esagera, rischia di sbagliare in una maniera colossale.
Andrea Rambelli: Per me la presenza scenica non deve essere prettamente esplicita. Per esempio, Jimmy Page e Keith Richards hanno una presenza scenica molto efficace che non necessità di esagerazioni. Per me, infatti, si tratta di acquisire una personalità dall’esperienza. Inoltre, sto notando che, concerto dopo concerto, siamo quasi arrivati ad avere la presenza scenica adatta a noi.
Marcello Danieli: Conta anche dove suoniamo.
Enrico Ghirelli: Anche come risponde il pubblico. Per esempio, nell’esibizione al Patchanka, il pubblico era proprio a ridosso del palco ed è in quei momenti lì che ti lasci andare. In ogni caso, dipende da serata a serata. L’importante è cercare di non pensare solo a far scena.

Qual è il concerto che vi è piaciuto di più?
Luca Occhi: Per me se la giocano la serata al Patchanka e a San Biagio.
Andrea Rambaldi: Per me se la giocano tanti concerti. Ce ne sono molti che mi hanno dato sensazioni positive anche diverse tra loro. Per esempio, ci sono state delle serate in cui non siamo stati eccelsi ma eravamo molto uniti tra di noi e ci siamo divertiti molto sul palco. P oi, ci sono quelle classiche serate, in cui qualunque cosa tu faccia ti viene bene. Però non saprei dire quale concerto specifico mi è piaciuto di più.
Luca Occhi: Tuttavia, sappiamo dire qual è stato il concerto più brutto. Quello al Fujiko.
Marcello Danieli: Per me il titolo di serata peggiore se la giocano quella di Bologna e quella di Rò perché me ne sono tornato a casa avvilito e quasi preso in giro.
Andrea Rambelli: Ti dirò, però, che a Bologna io invece mi sono divertito perché abbiamo avuto un pubblico molto presente quella sera.
Marcello Danieli: In effetti, anch’io. Solo che abbiamo suonato in condizioni pietose. Della serie le batterie giocattolo della Toys suonavano meglio!
Andrea Rambelli: In ogni caso, una cosa bella che penso e che tutti noi abbiamo potuto riscontrare, è il fatto che a fine serata è sempre venuto qualcuno a farci dei complimenti sinceri oltre a quelli che si fanno di routine.
Enrico Ghirelli: Guarda, a me qualitativamente il concerto che mi è piaciuto di più è stato quello al Patchanka. Come sensazioni, il concorso all’Evolution Fest.

Chi scrive i testi e di cosa parlano?
Luca Occhi: Prevalentemente io e Marcello.
Marcello Danieli: Diciamo che il succo dei nostri testi è la critica della ed alla società, che ne la maggior parte dei casi non risulta essere velata, anzi!
Andrea Rambelli: Per quanto mi riguarda, la critica alla società mi è molto vicino come tema, poichè riguarderebbe una situazione sociale a me vicina, che in questi anni si è dimostrata molto scorretta.
Luca Occhi: Penso comunque che valga così per tutti perché, se chiedi ad uno di noi, ognuno ti potrebbe fare mille esempi di scorrettezza ed ingiustizia riscontrati non solo in ambito lavorativo od economico, ma anche sentimentale.

E per quanto riguarda i percorsi personali?
Luca Occhi: Io sono autodidatta. Ho cominciato a studiare chitarra alle medie. Andai a lezione per due anni e smisi. Dopo circa un anno, mi regalarono una chitarra elettrica e da lì in poi ho sempre continuato a suonare. Per essere precisi sono al 95% autodidatta dato che andai da un maestro per due o tre mesi, per il fatto che ci andava anche un mio amico. Il vantaggio di avere cominciato e continuato come autodidatta è che mi sono creato il mio percorso. Tuttavia vi è uno svantaggio non margin ale: ci si mette una vita a correggere gli errori perché prima di correggerli devi capirli.
Matia Catozzi: Diciamo che il fatto di andare da un maestro oppure di ispirarsi ad un certo artista può decisamente condizionare il tuo stile musicale. L’importante sta nel fatto di apprendere quelle tecniche, che ti insegna il maestro o che vedi fare da un artista che ti piace, e farle tue.
Marcello Danieli: Poi integrarle al tuo stile musicale.
Luca Occhi: In ogni caso, secondo me un buon maestro è quello che cerca di lasciarti il più possibile le strade aperte lasciando così più spazio alle inclinazioni personali.
Andrea Rambelli: Io ho iniziato con Bruno Corticelli a sedici anni, ma dopo la quarta lezione ho smesso. Poi, sono passato a studiare con Albert Tankou, un bassista di stampo  prevalentemente jazz e funky. E poi ho fatto quattro anni di canto dalla Rossella Graziani. Comunque, se riesco, mi piacerebbe ricominciare a studiare.
Enrico Ghirelli: Io, invece, sono completamente autodidatta ed ho imparato a cantare facendo vent’anni di cover. Comunque, qualche lezione non farebbe male!
Matia Catozzi: Io ho cominciato a suonare chitarra a quattordici anni facendo un anno da Roberto Poltronieri. Poi, dai quindici ai diciasette sono andato da Roberto Formignani da cui,  dopo una lunga pausa, sono tornato tre, quattro anni fa per il fatto che mi hanno regalato una Telecaster. Poi, c’è stato un punto in cui volevo smettere di suonare se non cominciavo a fare dei live ed è allora che entri negli Stealth. In seguito, grazie ai consigli di Luca, non solo ho imparato molto ma ho creato anche il mio sound, assiem a Luca, comprandomi una nuova chitarra, consigliata sempre da Luca, e un amplificatore nuovo con cui poi abbiamo creato il suono attuale degli Stealth. Perché una cosa che gli altri hanno detto è che noi ci teniamo molto al suono, a farlo preciso.
Luca Occhi: Poi quando anche Andrea si è preso un’attrezzatura decente lì ha fatto fare non solo al gruppo ma anche a sé stesso un salto di qualità perché prima Andrea avrebbe potuto suonava qualsiasi cosa perfino un ramo con quattro corde!

Qual è la canzone vostra che vi piace di più suonare e quella di più ascoltare?
Andrea Rambelli: Adesso da ascoltare, anche se limitante perché abbiamo solo quelle dell’Ep da poter ascoltare, direi My Heaven.
Matia Catozzi, Enrico Ghirelli: Sei Un tenerone!
Andrea Rambelli: Da suonare The Border.
Matia Catozzi: Dipende. Ad esempio sabato sera che abbiamo aperto con Pharaoh al Patchanka adesso ho solo quella in testa. Vado a periodi.
Marcello Danieli: Pensa che quella che mi piace di più suonare è quella che mi piace di meno ascoltare, cioè Rock Beast. Da ascoltare Uhlans perché a me piacciono i ritmi lenti.
Luca Occhi: Io da suonare Nuclear Warfare e The Border. Da ascoltare Guns Guns Guns e Ozone Fades. Se posso, invece, dare una preferenza di testi direi Uhlans perché è estremamente evocativa e High Flying Birds che è venuta fuori proprio come la volevo scrivere sebbene sia quella più tendente al pop.
Enrico Ghirelli: Io adoro Uhlans. Da ascoltare un sacco Godspeed perché l’arpeggio della canzone l’ho scritto io diciotto anni fa.

Che cosa vi piacerebbe ottenere con la vostra musica oltre la fama ed il successo?
Luca Occhi: Tu dici la fama ed il successo ma a me piacerebbe cambiare il modo di pensare delle persone. Vorrei che chiunque volesse ascoltare le nostre canzoni possa farlo in ogni momento. Ad esempio nei momenti di svago si va a sentire i pezzi più coinvolgenti oppure è in casa da solo e si ascolta quelli più introspettivi.
Marcello Danieli: Vuole ridere un poì si ascolta High Flying Birds!
Luca Occhi: Poi vorrei che uno ascoltasse le canzoni, ragionasse sui testi e cambiasse la visione che ha delle cose. Se tutti quelli che ascoltano cd cambiano il modo di vedere le cose, le cose cambiano.
Enrico Ghirelli: Noi lavoriamo duro per trasmetter qualcosa di nostro agli altri quindi già il fatto che riceviamo apprezzamenti e abbiamo i nostri fan è apprezzato e molto!
Macello Danieli: Io vorrei invece che i nostri pezzi fossero ascoltati all’estero in modo tale da far capire che anche gli italiani spaccano!
Matia Catozzi: E non solo i Lacuna Coil!
Andrea Rambelli: A me piacerebbe fare il successo giusto da fare il musicista come mestiere. Andare magari anche oltreoceano. Ma sicuramente non fare talmente tanto successo da fare un contratto con una casa discografica che ti obbligasse a sfornare un album ogni 18 mesi forzandoti a fare dei pezzi molto artificiali e non tuoi. Nel senso non arrivare a fare un successo da andare a trovare i Metallica!
Enrico Ghirelli, Matia Catozzi, Marcello Danieli: Oh se ci chiamano tanto meglio!
Luca Occhi, Marcello Danieli: Diciamo che vorremmo in futuro porci problemi come questi.

Vi ringrazio per il bel tempo passato assieme ad ascoltare i vostri pezzi e per aver avuto quest’opportunità di intervistarvi.

Vittorio Formignani
Un Fiume di Musica