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Shores Of Hope - Recensione su allaroundmetal.com

Recensione di Shores Of Hope a cura di Corrado Franceschini su allaroundmetal.com

Chi sa se la nebbia e l’umidità sono tra I fattori corresponsabili della rigogliosa crescita del metallo ferrarese? La domanda, ovviamente scherzosa, nasce dal fatto che l’anno 2013 ha portato alla ribalta un sacco di gruppi provenienti dalla città degli Este con i loro validi lavori. In verità gli Stealth vengono da Ferrara e Rovigo e sono stati l’ultimo combo del 2013, tra quelli che conosco, a mettere on line per l’ascolto il CD a 10 tracce “Shores Of Hope” (https://soundcloud.com/stealthband/sets/shores-of-hope-2013) per poi farlo uscire su supporto fisico il 7/01/2014.

“Shores Of Hope” si può definire un Cd “di maniera” nel senso che la registrazione effettuata al Sonica Studio Recording e il mixaggio e mastering svolti all’Animal House Studio, entrambi di Ferrara, sono in linea con le migliori produzioni dell’Hard ‘n’ Heavy italiano. Le uniche piccole magagne sul mixaggio si riscontrano su “Uhlans, 1915” ma è proprio per cercare il pelo nell’uovo. Per il resto tutto fila liscio anche se manca quel quid, leggasi spunto originale, che permetterebbe ai brani di spiccare il volo e arrivare al top. Gli Stealth citano fra le bands che li hanno influenzati, tra gli altri, i Guns n’ Roses, i Metallica e gli Slayer ed in parte è vero ma queste componenti non sono preponderanti nel loro sound. Io ci aggiungo del mio e ci metto anche lo Stoner fumoso e acido che fa capolino da “The Border” e “Ozone Fades” dove il sentore dei Kyuss si fa più forte. Forte anche la presenza dell’ Hard americano semi melodico e di classe (Godspeed” docet). Tra i brani migliori “Nuclear Warfare” che gabba l’ascoltatore con il suo inizio alla “South Of Heaven”; inizio buttato quasi subito alle ortiche in favore di un Hard incisivo che porta la velocità al limite. Se il piede sull’acceleratore fosse stato più pesante avrei parlato di un Thrash ottimamente riuscito. Buono anche l’ Hard di “Pharaoh” che permette alla voce di Enrico Ghirelli di esprimersi al meglio durante la fase di apertura del ritmo. Validissima anche “Rock Beast” che passa dall’Heavy bello stagno al party Rock americano con tanto di solo liberatorio che suggella il patto con il divertimento. Mi piace segnalare anche l’andamento “dondolante” che vira al Metallica sound, quello più “commerciale, della citata “Uhlans, 1915”. Il resto? Il resto del Cd lo raccontano le chitarre di Luca Occhi e Matia Catozzi, il basso, di Andrea Rambelli e la batteria di Marcello Danieli, oltre al già citato Enrico Ghirelli alla voce: lascio a loro il compito di convincervi definitivamente sulla validità di “Shores Of Hope”.

Corrado Franceschini - 03-01-2014
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